giovedì 22 settembre 2011

Proposta corso psicrometrico applicato al Volo a Vela


Pur essendo più un pirlota che un pilota, mi permetto pure di raccontarvi un’esperienza personale, che reputo molto interessante.

Senza voler insegnare niente a nessuno, ho notato in moltissime occasioni (ovviamente non tutte) che la differenza la fanno il punto di salto e il nostro atteggiamento il volo.

Molto tempo fa, sono andato a Rivoli per un volo training con un pilota che merita di essere menzionato: il nostro caro Stefano Fantuz.

Sotto la pioggia (che sfiga) intermittente, una copertura cumuliforme ma 8/8, e senza mai essere stato a Rivoli, con il biposto (ferr’astìr) mi son fatto un voletto strepitoso. Perso per perso, ho grattuggiato il gelcoat dell’aliante (oltre che le balle) sul nido dei grifoni per un’oretta, fin che un po’ di sole alle 19.00 ci ha tirato su il morale (e non solo). Saltando di cresta in cresta ci siamo infilati verso est per un voletto regalato. Stefano era così sorpreso di come sceglievo il posto giusto senza esitare, dove nemmeno si sarebbe pensato di provare. Come mai? Semplice seppure non scontato. Io non ero del posto e non avendo esperienza continuavo a usare il mio mononeurone per capire dove avrebbe potuto esserci un po’ di energia. Lui, come succede a noi quando voliamo a Belluno, sopra casa sua ed in relax aveva la stessa brutta abitudine di provare le termiche sempre sopra i soliti posti noti. E qui casca l’asino (per fortuna non l’aliante). Il vento cambia rispetto al solito e cerchiamo nel posto sbagliato per subdola abitudine. Quante volte ci siamo sganciati in Serva, e raccolto le margherite per ore, quando sganciandoci in Dolata (con i cartelloni con scritto: “vieni qui, pirla!”) avremmo potuto fare quota e andare vero Rivoli o Enemonzo. Quante volte ci siamo buttati in Serva a fare il gorgonzola sotto le ascelle, quando in pedemontana esterna c’era l’autostrada per Verona.

Ed i voli più belli? Sempre partiti in giornate apparentemente impossibile.

Quello che dice Aquila Grigia, il nostro Alvise, è in un altro linguaggio quanto sopra descritto. Per aria sporca, non Alvise non intende i residui di Fukushima ma l’umidità dell’aria. Come la marea che sale e scende, l’aria entra dalla pianura (dopo essere contaminata dall’umidità) e entrando nella valli crea 3 problemi:

1) sottrae energia all’aria fresca e deumidificata dalla rugiada notturna (famoso due point) per miscelazione;

2) non solo, la rugiada evapora, e a parità di calore (sensibile) l’energia dell’aria aumenta assieme al latente per cambio di stato

3) l’aria umidificata e riscaldata è molto simile all’adiabatica satura, e di conseguenza la spinta per differenza entalpica diminuisce; la termica quindi diventa fiappa, non ben definita. Se vi ricordate il Bergomi, la differenza di adiabatica satura e aria circostante determina la potenza e la quota della termica.

Il gradiente dell’aria alle varie quote inoltre complica ancor di più il modello, per via delle inversioni termiche, delle stratificazioni e dei diversi livelli di umidità tra masse d’aria diverse, con venti di direzioni varie.

Se vi interessa possiamo studiare la cosa assieme in modo abbastanza preciso e affrontare dei temi in modo più strutturato.

giovedì 15 gennaio 2009

Messaggio di Benvenuto

Benvenuto al blog del Corso di secondo e terzo periodo del Volo a Vela dell'Aeroclub di Belluno.

Sentiti a tuo agio, da subito, scrivendo su questo blog...

Buon divertimento, ma soprattutto... buon volo!!!